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Buprenorfina: un capitolo chiuso?

Autori: K. Budd, B.J. Collett

Titolo: Editorial III: Old dog – new (ma)trix

Rivista: BJA, Vol 90, No. 6, 2003, pag. 722-724

Tipo di pubblicazione: articolo su rivista specialistica internazionale

Lingua: Inglese

Il British Journal of Anaesthesia è una rivista specialistica britannica di elevato contenuto scientifico, a cadenza mensile, che propone articoli originali e review riguardanti moltissimi dei campi applicativi dell’anestesia, oltre ad articoli sperimentali, case report e comunicazioni brevi. Viene spedita in abbonamento oppure, sempre previo abbonamento, si può scaricare on-line in formato PDF o html (file di testo). Per i non abbonati è possibile accedere on-line all’indice degli articoli presenti su tutti i numeri della rivista, oltre agli abstract di tutti gli articoli (file di testo). Si possono inoltre scaricare gli articoli completi, sia in versione PDF che normale (file di testo), se pubblicati da più di due anni. Doveroso ricordare, per chi non lo sapesse, che si tratta di una pubblicazione non veterinaria.

Questa volta ci piace segnalare un editoriale apparso sul numero di Giugno 2003 e riguardante la buprenorfina e la sua nuova formulazione transdermica. L’articolo è ora disponibile liberamente per i non abbonati, per cui non è necessario abbonarsi alla rivista per scaricarlo. Il titolo è un sottile gioco di parole di difficile traduzione in italiano e si riferisce appunto alla nuova formulazione transdermica della buprenorfina, formulazione disponibile nel Regno Unito da parecchi mesi. La dichiarazione che uno degli autori ha collaborato con alcune ditte farmaceutiche coinvolte nello sviluppo della formulazione non toglie interesse all’articolo, anche se predispone il lettore ad una valutazione oltremodo attenta dell’editoriale e alla ricerca di ulteriori pubblicazioni in materia. Partendo dall’assunto che a dispetto delle notevoli potenzialità la buprenorfina non ha mai raggiunto la popolarità che ci si attendeva dopo la sua introduzione clinica nel 1979, gli autori suggeriscono che la mancanza di studi scientificamente attendibili in aree specifiche della sua attività farmacologica rappresenti il motivo principale dello scarso utilizzo di una molecola in teoria molto potente e molto versatile: agonismo parziale, effetto tetto, curva gaussiana dose-risposta, avido legame recettoriale, presunta inefficacia della somministrazione concomitante di altri oppioidi agonisti, irreversibilità degli effetti di depressione respiratoria, maggiore incidenza di nausea e vomito, effetto tetto per quanto riguarda l’analgesia gli argomenti affrontati. Vengono sottolineate anche alcune differenze tra l’esperienza clinica sull’uomo e gli studi di laboratorio sugli animali. L’ultima parte dell’articolo affronta nello specifico le problematiche legate alla nuova formulazione transdermica: prima fra tutte l’assenza di reservoir che rende tale formulazione meno soggetta all’abuso e più sicura per il paziente. Vengono anche esaminate le indicazioni specifiche di questa nuova formulazione. La presenza di 31 voci bibliografiche rende l’articolo oltremodo interessante e fonte di numerose informazioni.

 

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